martedì, 20 marzo 2007

Fa un caldo schifoso, il sole sta calando e la sabbia è ancora rovente, questa cazzo di isola è invivibile in ogni momento della giornata: calda di giorno, infestata dagli insetti di notte… fossero solo gli insetti ad infestarla poi…
Chiudo il libro che stavo leggendo e lo lancio nella tenda, mi tolgo gli occhiali e fisso l’acqua che sta diventando scura, non ce ne andremo mai da questo fottuto pezzo di terra; mi alzo e inizio a camminare lungo la riva, davanti a me c’è Claire con in braccio Testa di Rapa.
“Hey Mamacita…” dico mettendo le mani in tasca mentre lei alza lo sguardo nella mia direzione.
“Shhhh! Sì è addormentato!” mi zittisce mentre la guardo male “Parla piano o sarai costretto a leggergli chissà quante pagine per farlo stare buono di nuovo!” mi prende in giro e mi lascio scappare una risata.
“E Barbapapà dove l’avete lasciato?” continuo affondando i piedi nella sabbia, ricevendo da lei uno sguardo confuso, “Faccia di scimmia…” cerco di spiegare.
“Charlie?” chiede e io annuisco “Vedi che ci capiamo…” le dico e lei sbuffa.
“Non ho idea di dove sia, da qualche parte, magari in mezzo alla giungla…” mi risponde scrollando le spalle, ostentando un’aria noncurante.

“Non ne abbiamo idea Seňor!” piange la donna, inginocchiata a terra con i polsi legati e il volto rigato dalle lacrime scure e sporche di trucco; l’altra è nell’angolo abbraccia i bambini che tengono gli occhi chiusi e i volti premuti contro i vestiti della madre.
“Sono settimane che Javier non torna a casa Seňor, non sappiamo dove sia!” ripete nel suo inglese strascicato, con quella fastidiosa cadenza messicana: immigrati probabilmente clandestini, che vivono nella miseria, abbandonati perfino dall’uomo che portava a casa quel poco di cibo appena sufficiente a sfamarli.
Che cazzo ci faccio qui?
Cerco vendetta, cerco un corpo a cui sparare per mettere in pace la mia anima e forse la mia coscienza, ma qui non c’è nessuno con una colpa da espiare, e non sono mostro abbastanza da ucciderli tutti.
“Andatevene nell’altra stanza e rimaneteci!” dico indicando la porta di legno scrostato alle loro spalle; nessuno si muove e allora sbatto il calcio della pistola contro il tavolino “Ho detto di andare, adesso!” tuono e finalmente si alzano affrettandosi nella camera lì a fianco.
Chiudono la porta e io esco dalla casa a passi veloci…

“Dobbiamo portarla alle grotte! Da Jack!” ripetono più voci, io e Mamacita ci giriamo, Sayid arranca nella sabbia, portando in braccio Shannon, intorno a lui altra gente, il ciccione, Lentiggini ed anche Charlie.
“Dove l’hai trovata?” chiede Kate.
“Era nella foresta priva di sensi, non so cosa stesse cercando, o dove…” risponde il G.I. Joe Iracheno appoggiandola su una brandina, tutti lo seguono, solo Charlie si ferma e fissa la scena da sotto il cappuccio della sua felpa senza proferire una sola parola.
“La nostra personalissima Britney Spears ne ha combinata una delle sue…” commento senza muovermi inclinando semplicemente la testa e godendomi la scena dei poveri piccoli pezzenti preoccupati della loro piccola Reginetta del pop…
“Non è capace di non essere al centro dell’attenzione…” commenta Claire, mantenendo sempre la voce più bassa possibile, per non svegliare l’insopportabile fagottino.
“Oh, sento dell’astio, stiamo per replicare la battaglia Britney Spears vs Christina Aguilera anche qui sulla nostra isoletta? Quasi mi dispiace non avere una macchina fotografica e un giornale scandalistico a cui vendere le foto per diventare miliardario!” commento divertito.
“Non vai a vedere se si sveglia?” mi chiede lei e io scrollo le spalle mettendo le mani in tasca.
“Non sono problemi miei Mamacita, e per fortuna nemmeno tuoi…” rispondo rimettendomi a camminare verso la mia tenda proprio mentre il nostro dottorino arriva di corsa per accudire la piccola Britney.

“Hit me Baby One More Time…” canticchiano le ragazzine davanti alla TV, guardando il video di una provocante scolaretta che gioca a fare la Lolita: sono in un piccolo locale del Kansas, una città minuscola di cui non ricordo nemmeno il nome a una cinquantina di chilometri da Augusta, con un bar, questo, e forse un cinema, che ancora trasmette i vecchi film in bianco e nero alle quattro del pomeriggio, oggi tocca a Casablanca.
Sono qui da tre giorni, alloggio nell’unica pensione che sono riuscito a trovare, gestita da una anziana signora che sa di lavanda e di naftalina, come se ogni sera invece che andare a letto si appendesse in un armadio per sfuggire alle tarme e al passare degli anni.
Ho appuntamento tra due giorni con Gabe a Wichita, ha un piano in mente e un colpo in cui coinvolgermi, non ha voluto dire niente per telefono, mi ha solo dato appuntamento in un ristorante di quella squallida città e niente di più.
Avrei potuto andare subito là, forse in un posto più civile di questo, ma credo che Diana avesse ragione, sono un’eremita e nei posti come questi, dimenticati da Dio, spero quasi che si dimentichi anche di me…

“Hey Sawyer!” Hurley, il pachiderma, Kate e Charlie si avvicinano alla via tenda, con l’aria di chi ha una missione ben precisa da compiere.
“Qui, Quo e Qua al gran completo, cosa posso fare per voi?” chiedo alzando distrattamente gli occhi da “Guerra e Pace” un libro che non ero mai riuscito a leggere in condizioni normali, ma che su un’isola deserta è una compagnia di certo migliore di quella di Locke.
“Due cose a dire il vero” risponde Kate, “La prima è che ci serve del disinfettante e Sun ha detto che tu ne hai.”
“Non mi pare di avere la faccia del farmacista Lentiggini!” commento divertito, ma la sua espressione rimane assolutamente impassibile.
“Shannon si è fatta male, e Jack ha quasi finito le sue scorte” continua.
“La cosa mi tocca nel profondo!” esclamo, “E comunque anche se volessi non ho disinfettante le ultime due bottiglie le ho date una alla mamma della famiglia Robinson e l’altra a Claire quindi niente da fare…”
“La mamma della famiglia Robinson?” chiede Hurley.
“Rose…” interviene Charlie evitandomi una inutile risposta.
“La seconda cosa?” riprendo.
“C’erano delle racchette da tennis nell’aereo” dice Charlie.
“Cos’è tu e Godzilla avete trovato un modo per arrivare dritti dritti a Wimbledon?” rido facendo un cenno della testa verso Hurley.
“Abbiamo fatto una specie di campo, oltre la collina, ci servono le racchette e le palline, erano di Shannon” mi spiega il grassone e io chiudo il libro, alzandomi poi in piedi.
“Ah, ma quindi abbiamo una Anna Kurnikova tra noi!” esclamo divertito, “Potrei darvi le racchette, ma io cosa ci guadagno?” chiedo tenendo volutamente lo sguardo su Kate.
“La possibilità di giocare?” azzarda Hurley ricevendo come risposta una semplice occhiata poco convinta.
“Il piacere di essere gentile?” interviene Kate incrociando le braccia al petto.
“Adoro la tua bontà d’animo Lentiggini, ma ci sono cose ti te che amo di più…” commento mentre lei butta gli occhi al cielo senza riuscire a reprimere un sorriso.
“Non hai il disinfettante, non vuoi darci le racchette, ti stai dimostrando abbastanza inutile!” mi provoca.
“Vi darò le racchette a una condizione…” statuisco e tutti e tre mi fissano incuriositi, “Il primo match è nostro Lentiggini” spiego indicandola.
“Affare fatto…” conviene lei mentre Hurley e Charlie si scambiano uno sguardo soddisfatto.

“Affare fatto allora” statuisco con un cenno del capo mentre Gabe finisce con un sorso la sua birra.
“E’ una cosa grossa questa lo sai? Non è una rapina o una truffa di qualche famigliola con qualche migliaio di dollari, la persona che ci ha commissionato questo vuole un lavoro fatto bene…” continua lui, ripetendo sempre la stessa cosa per la decima volta.
“Gabe ho capito! Il tuo amico neurochirurgo può stare tranquillo, avrà il suo lavoro e l’avrà pulito, avrà tutti i suoi soldi te lo assicuro!” esclamo convinto, anche se ancora non mi spiego perché un neurochirurgo abbia bisogno di fare quello che ci ha chiesto, credevo guadagnassero già bene quei figli di puttana, e invece vuole scalare i soldi da dodici fondazioni benefiche diverse, versarli in otto banche in giro per gli Stati Uniti con conti intestati tutti a persone diverse, sarà un lavoro lungo, ma è di certo fattibile…

Sawyer


10:57 | commenti |

venerdì, 21 luglio 2006

Sono nella mia tenda e fuori c’è un chiasso infernale, cazzo siamo nel cuore della notte e la gente ha ancora tutta questa voglia di parlare?
Rimango a fissare il nulla fino a quando sento un rumore e vedo il telo che uso per coprire l’entrata del mio rifugio che si sposta, poco dopo appare la testa di Shannon.
“Hey Barbie…ci siamo beccate una bella lavata di testa eh?” le dico e lei inclina la testa guardandomi male “Su su non fare quella faccia il soldatino si preoccupa per te tesoro…!” continuo e lei entra lasciando ricadere il telo alle sue spalle.
“Il soldatino rompe…” mi dice mentre si inginocchia e inizia a guardarsi in giro prendendo in mano qualche libro e inizia a leggerne i titoli.
“Posso fare qualcosa per te tesoro? Perché è notte e non mi dispiacerebbe dormire…” le dico leggermente scoccia dal suo fare invasivo.
“Su cowboy…non hai niente di meglio da fare che dormire?” esclama lei con una risata.
Sta forse giocando con il sottoscritto? La piccola Britney Spears sta forse cercando di ottenere qualcosa?
“Al momento no…forse mi servirebbe un po’ di ispirazione…” rispondo io.
“Beh allora sei fortunato cowboy…sono un’ottima fonte di ispirazione io…” dice a bassa voce avanzando fino ad essere sopra di me che sono ancora disteso e non avevo avuto tempo di muovermi.
Le sue mani vanno subito alla cerniera dei miei pantaloni.
“Hey Britney…mi ammazzano se ti lascio fare ti testa tua…” le dico fermandole le mani, senza in realtà alcuna convinzione.
“Sawyer…Sawyer…hai paura di Jack? Dell’onnipotente Jack…” inizia a dire lei e penso mi basti quello per prenderla e sbatterla di peso distesa contro di me.
Inizio a baciarla, spinto da desiderio e forse dall’astinenza più che da una vera e propria attrazione…
“Lo vedi che sono un’ottima ispirazione…” ride la piccoletta mentre mi sfila la maglietta.
“Sei proprio una puttanella lo sai?” continuo io, mentre le tolgo la camicia facendo saltare qualche bottone.
“Faccio del mio meglio cowboy…” risponde con uno sguardo malizioso.
 
“I soldi sono sul comodino…” dico andando verso la porta.
“Non sono una puttana Sawyer riprenditeli…” dice lei ridendo.
“Per il disturbo tesoro…” le rispondo mentre lei si alza mettendosi addosso l’osceno vestito nero.
“E’ sempre un piacere rivederti cowboy…” esclama passandomi una mano sulle spalle “E adesso dove te ne vai?”
“Sto cercando delle persone…”
“Come siamo misteriosi…”
Rido. “Non è una gita di piacere…”
“Oh non ne dubitavo…” scherza lei “Alla prossima allora!”
“Alla prossima tesoro…”
 
Sono sulla spiaggia, è mattina, mattina inoltrata e sono già quasi tutti svegli. Shannon sarà ancora nella mia tenda probabilmente, la piccola puttana ci sa fare…dopo non so quanti giorni il suo atteggiamento è stato più che gradito…
“Sawyer…!” la voce di Jack risuona alle mie spalle
“Hey dottore…che piacere vederti così di prima mattina…” esclamo con tono ironico…
“Hai visto Shannon?”
“La piccola Barbie…no…” rispondo senza staccare gli occhi dal mare.
In quel momento però vedo la testa del dottore che si gira “E allora perché cazzo sta uscendo dalla tua tenda Sawyer?” tuona.
“Vai a chiederglielo, magari ha più risposte di me Dr.Superman…” dico alzandomi e lui mi prende per un braccio.
“Non prendermi per il culo Sawyer…cosa…”
“Invidioso del fatto che qualcuno su quest’isola combina qualcosa?”
“Ha diciannove anni Sawyer…”
“Ti assicuro che come esperienza ne ha molti di più…” gli dico prima di allontanarmi da lui diretto verso non so dove.
 
E’ buio e nella casa ci sono solo un paio di luci accese, sono le 10 di sera, staranno riordinando la cucina, lui, il figlio di puttana che ha ucciso Diana e la sua simpatica famigliola.
Non so perché tutto questo accanimento contro di lui, non era amore con lei, ma stavo bene, meglio che qualunque altra donna avessi mai avuto.
Non faceva domande, non era possessiva, non chiedeva nulla di più di quello che ero disposto a dare…e le donne spesso fanno fatica a comprendere queste richieste…
Scendo dalla macchina e tolgo la sicura dalla pistola e mi avvio verso la porta d’ingresso, prendo la mira e faccio saltare la serratura…siete morti…
 
“Sawyer!” la voce di Kate mi fa voltare.
“Hey lentiggini…”
“Ti sei fatto Shannon?” mi chiede e sembra davvero arrabbiata.
“Come è piccola quest’isoletta…le voci girano eh?” rido io
“Sawyer cazzo ha dicia…”
“…diaciannove anni…sai non ricordo più quanta gente me l’ha detta questa cosa…” la interrompo e lei mi fissa, furente.
“Fai schifo Sawyer…” esclama mettendosi le mani sui fianchi.
“Hey lentiggini è stata lei a catapultarsi nella mia tenda e a mettermi le mani nei pantaloni, cosa avrei dovuto fare rifiutare schifato?” le dico e lei scuote semplicemente la testa.
“Pensavo avessi più cervello…”
“…a volte è qualcos’altro a comandare al posto del cervello…” rispondo alzandomi “Ti sei fatta aspettare un po’ troppo lentiggini…” concludo entrando nella giungla.

Sawyer


15:36 | commenti |

venerdì, 07 luglio 2006

Li ho visti…li ho visti morire in quel sogno, ho visto Locke che sparava a quegli uomini. Non so chi siano, non li ho mai visti…ma la scena di quei due corpi è troppo familiare.
La folla comincia un po’ a disperdersi, il dottore urla ancora contro Testa d’Anguria ma tanto non otterà nulla. Quell’uomo sa troppe cose e ne nasconde altrettante, non cederà a un paio di minacce fatte dal nostro super uomo, c’è qualcosa di più grosso sotto…
Vedo Flint in prigioniero muovere qualche passo indietro mentre nessuno lo bada…e tengo gli occhi fisso su di lui.
“Hey…” dico per cercare di sovrastare le voci di Locke e John, ed anche quella di Kate che ora sta cercando di calmarli.
“Hey…” ripeto alzando il tono, niente.
“Hey!” urlo alla fine e tutti si fermano e mi fissano “Forse vi converebbe tenere d’occhio il vostro simpatico amico che sta cercando di darsi alla fuga invece che divertirci con le vostre liti matrimoniali!” esclamo indicando Flint con un cenno della testa.
“Di lui me ne occupo io…” dice Locke ma Jack gli prende il braccio.
“Tu non fai niente finchè non ci spieghi cosa sta succedendo John…” dice “Sayid legalo alle grotte e tienilo d’occhio…io ho due cadaveri da seppellire…” conlude mentre con l’aiuto di qualcun altro si occupa dei corpi stesi a terra.
 
Piove a dirotto e sono bagnato fradicio, per l’acqua e per il sudore; trascino del fango quel sacco nero, il corpo di quel coglione che non ha voluto ascoltarmi, volevo un’informazione, e lui ha iniziato a fare il gradasso. Non si doveva mettere tra me e quello a cui voglio arrivare…non doveva nemmeno provarci…
Un colpo secco, in testa e fanculo a quel suo sorriso insopportabile con cui cercava di sfidarmi.
Sono sulla pista giusta, so dove si nascondevano fino a poche settimane fa, ma credo che abbiano intuito che qualcuno li sta cercando, che qualcuno vuole qualcosa da loro: sì, io voglio vendetta.
Trascino il corpo fino al ciglio della scogliera poi lo spingo giù, con forza, fa un volo di almeno 10 metri prima dipiombare nell’acqua gelida e scura, rimane a galla qualche istante, poi affonda velocemente.
Vai all’inferno idiota…
 
“L’hai usato…” la voce di Locke risuona alle mie spalle ed io mi volto di scatto, non dico nulla e lo fisso solo per qualche istante prima che sia lui a ricominciare a parlare “Vedi James…ci sono tante cose che quest’isola non ci vuole dire, tante cose che non ci vengono svelate e che quindi dobbiamo scoprire da soli…” continua tenendo lo sguardo fisso sul mare “…e abbiamo vari modi di scoprirle…”
“Cosa cazzo c’entra quel fottuto unguento con il fatto che hai ucciso due uomini…” gli dico senza neanche pensare.
“Li hai visti vero?” dice lui con un sorriso serafico in volto “Sapevi che li avrei uccisi…” continua.
Come fa…come fa a sapere cosa ho sognato? Come può aver intuito…anche lui? Forse anche lui ha visto…no…deve essere un’altra cosa “Ti stai chiedendo come so…beh James te l’ho dato io quell’unguento…” ride.
“Non fa ridere niente in questa cazzo di storia…” sbotto poi mi rimetto a pensare.
“Siete tutti così spaventati…dagli Altri…ma noi fossimo gli Altri?” dice e io lo fisso senza capire
“E’ tutto relativo no? Essere se stessi od essere altri…dipende dal punto di vista da cui guardiamo…non siamo solo a noi a cercare risposte James…”
“Erano degli Altri? Quelli che hai ucciso erano degli Altri?” lo incalzo e lui scuote la testa ridendo.
“Non siete ancora pronti per capire che son ci sono Questi e non ci sono Altri…” inizia a dire “Comunque sì…uno apparteneva a loro, ai vostri Altri…”
“E l’altro?”
“Vedi? Stai chiamando altro anche lui…ma no non faceva parte di loro…”
“E chi era…”
“Quest’isola svelerà a tutti quello che dobbiamo sapere quando lo dovremo sapere…sappi solo che era una persona che non serviva più a nessuna causa…” detto questo si alza e se ne v così com’era venuto.
“Mi dà i brividi…” un’altra voce alle mie spalle…Claire.
“E’ pazzo…” commento io
“Ha ucciso due uomini…” dice e stringe a sé il bambino “Cos’è quell’unguento di cui parlavate?” continua.
“Hey mammina cos’è ascolti l conversazioni altrui?” le chiedo
“Non ci sono molti muri su quest’isola Sawyer…e quest’isola ha più orecchie di quante ne possiamo anche solo immaginare…” dice.
“Comunque è un intruglio del cazzo…” mi fermo cercando di controllare il linguaggio…sono pure sempre con la mammina dell’isola e con Testa di Rapa… “…una cosa che mi ha dato da mettere sulla ferita…” le spiego.
“Non mi fido di lui…” dice.
“Fai un favore a te stessa mammina, non fidarti di nessuno…” le dico alzandomi e inziando a camminare sulla spiaggia.
 
“Non puoi fidarti di nessuno Sawyer in questa cosa…se ti fidi di qualcuno poi succede sempre così: ti tradiscono!” mi dice Jakè bevendo in un sorso la sua birra.
“Non ho bisogno di dar fiducia a nessuno…mi arrangio…” gli rispondo.
“E allora ecco qui…” continua allungandomi una busta “Ci sono i nomi…ci sono gli indirizzi delle loro famiglie…adesso la scelta è tua soltanto tua…” conclude e si alza “Usa il cervello…da qualche parte ne hai uno…” ride prima di andarsene e io rimango lì a bere, da solo, ancora una volta.
 
Continuo a camminare finchè non vedo Kate nascosta dietro un cespuglio che fissa qualcosa.
“Hey Lentiggini cosa…” dico e lei si volta di scatto facendomi segno di stare zitto e tirandomi a terra con lei dietro il cespuglio. Finisco disteso e lei quasi sopra di me “Tesoro se volevi stare sopra bastava chiederlo…” rido beccandomi un’occhiataccia niente male.
Si alza e si rimette ad osservare.
“Bird-Watching tesoro? Ti diverti?” le chiedo mettendomi a sedere e cercando di seguire il suo sguardo.
“Shannon è entrata nella tenda di Charlie e c’è dentro da un po’…” mi dice.
“Si staranno divertendo…”
“…Charlie non è nella tenda…è con Jack…!” mi interrompe subito.
“Beh se preferisce Jack a Shannon sono gusti Lentiggini e tu non ci puoi fare niente…” rispondo senza guardarla ma percepisco ancora una volta il suo sguardo su di me.
“Prima ho visto anche Sayid e stava parlando con Locke…” continua lei.
“Ci parliamo tuti con Locke dolcezza…per mia sfortuna ci ho parlato anche io…” dico.
“Cosa ti ha detto?”
“Niente di sensato…ha blaterato qualcosa sul fatto che tutti siamo Altri che nessuno è niente e che cazzo ne so…” le dico continuando a fissare la tenda si Charlie da cui finalmente esce Shannon.
“E adesso? La pediniamo?” chiedo così senza sapere cosa dire.
“No…ma la tengo d’occhio…” dice lei alzandosi finalmente in piedi.
“Peccato…giocare a guardie e ladri con te stava diventando divertente Lentiggini…aspettavo il momento in cui scattavano le manette…” dico e mi alzo anche io togliendomi un po’ di sabbia dai jeans.
“Sawyer…ti prego…piantala!” ride lei, ma lo vedo che in fondo in fondo qualche battuta per stemperare la tensione non le dispiace.
 
“La prego…la prego…non sappiamo di cosa stia parlando…” mi implora la donna davanti a me, tengo una pistola puntata alla sua tempia…la moglie, la moglie di quello che ha sparato in quel bar, la moglie di quello che ha ucciso Diana…
“…mamma…” la voce risuona per la stanza e mi giro di scatto vedendo un bambino di poco meno di 5 anni che ci fissa attonito.
Non riesco a muoverm, si blocca ogni muscolo del mio corpo mentre lo vedo.
Potrei premere il grilletto e mandare al creatore prima sua madre, poi lui…
Muovo qualche passo indietro…poi mi volto e me ne vado correndo dalla casa, salto in macchina e parto, senza uno straccio di meta in mente…

Sawyer


08:59 | commenti |

martedì, 27 giugno 2006

“Buon giorno, Flint .... vedo che non hai imparato nulla di quello che ti ho insegnato!!!”. La voce di Locke risuona per la spiaggia…
“Locke conosci quest’uomo?” la voce di Jack si insinua con tono accusatorio…Locke non risponde.
L’uomo chiamato Filnt è a terra in ginocchio con le mani legate dietro la schiena, il viso sporco di sangue e terra il nostro caro Sayid deve avergliele date di santa ragione.
Lo sguardo è fisso, senza un velo di paura, gli occhi azzurri, chiari e glaciali, indossa una maglia mezza strappata di cui ormai non si riconosce neanche più il colore…
“Locke ti ho chiesto come cazzo fai a conoscere quest’uomo!” esclama Jack questa volta con un tono di voce molto più alto.
“Ci siamo incorciati nel labirinto giusto Flint? Stavi scappando…scappando anche tu…” dcie Locke senza degnare Jack di uno sguardo, ma continuando a tenere gli occhi fissi sul suo amichetto.
“Noi non l’abbiamo mai visto questo figlio di puttana nel labirinto…” sbotto io muovendo un passo in avanti.
“E tu credi solo a quello che vedi James?” interviene Locke girando la testa nella mia direzione e incontrando il mio sguardo…
 
“No…no dai non è possibile!” ride Diana mentre scendiamo dalla macchina.
“Sì che lo è! E dai non mi dirai che credi solo a quello che vedi D!” le rispondo io mentre entriamo nel ristorante.
“Dico solo che non è possibile che tu abbia visto mio fratello con…quella!” esclama lei gesticolando mentre il cameriere ci accompagna al nostro tavolo.
“Cos’ha quella che non va…?” chiedo io
“E’ un arrivista tanto per cominciare…sfacciata e senza scrupoli…” mi dice lei aprendo il menù “Probabilmente da mio fratello vuole solo un cospicuo assegno e niente di più!” conclude mentre mi metto a ridere.
“Come sei cinica…” commento io aprendo il mio menù…
siamo a metà del pranzo quando una delle vetrate del ristorante esplode in mille pezzi…
“Fermi…fermi tutti se non volete ritrovarvi un proiettile dritto nel cervello!” esclama un uomo incappucciato con una pistola in mano, seguito da altri quattro, mentre nella sala si disperdono le urla dei clienti…
“Dacci i soldi vecchio!” esclama uno dei rapinatori al cameriere capo che inizia a dire qualcosa, l’umo armato allora prende un bambino dal tavolo accanto a lui e gli punta la pistola alla tempia “Dammi i soldi fottuto bastardo o a questo bambino salta il cervello…”
“No si fermi!” esclama Diana alzandosi in piedi.
“D no!” esclamo io alzandomi subito prima che vengano sparati due colpi nella nostra direzione…
 
“Locke continua a non volere parlare…” mi dice Kate sedendosi a terra, poco distanti da noi Charlie e Claire che parlottano e poco più in là Shannon e Sayid, Jack è in riva al mare che fissa il nulla probabilmente troppo frustrato dal fatto che non riesce a capire cosa sa veramente il Signor Mastro Lindo…
“Testa pelata si è fottuto il cervello… le dico prendendo in mano l’unguento che Locke mi ha dato per la ferita.
“Pensi di usarlo?” mi dice Kate stupita.
“Al diavolo peggio di così non può andare…” dico aprendo il barattolo.
“Lascia…” dice lei disfando la fasciatura sulla spalla e applicando quell’unguento appiccicoso.
“Wow…Lentiggini ci stai proprio bene nel ruolo dell’infermierina…” rido mentre mi rifascia la ferita.
“Piantala Sawyer…” commenta lei facendo un nodo per bloccare la garza.
Mi distendo all’indietro sulla sabbia.
“Vado a parlare con Jack…” dice lei alzando in piedi.
“Buona fortuna Wonder Woman…magari il nostro Superman a te darà ascolto…” le dico chiudendo gli occhi…
 
* Il labirinto di cunicoli che si trova sotto la botola…la luce va e viene…rimbombano rumore metallici e ritmici…Locke in mezzo a una stanza…una stanza con quattro computer…davanti a lui 6 uomini di cui non si vedono le facce, sono nell’ombra sfuocate…poi uno viene avanti…Flint…il prigioniero. Parlano ma non si capisce cosa dicono… “Bambino…” “…prendere…” “…portare…” “…uccidere…” sono le uniche parole che rimbombano tra le pareti…Locke annuisce poi si gira spalanca gli occhi e prende qualcosa dalla tasca una pistola…la punta e spara…BAM! *
 
Mi sveglio di soprassalto completamente sudato…ormai è sera il sole è tramontato…respiro affannosamente passandomi una mano sugli occhi…davanti a me la tenda di Claire è illuminata dal fuoco, sento dei passi e mi giro di scatto…
“Hey siamo nervosetti Cowboy…” è Shannon che incrocia le braccia e mi fissa divertita.
“Hey Barbie-Mistero-Dell’Isola che rivolge la parola a un povero mortale…” dico alzandomi in piedi e iniziando a camminare verso la riva, ho bisogno di rinfrescarmi.
“Lo sai meglio di me che questa isola ce l’ha davvero un mistero…” sbotta ad alta voce… “Ormai lo sappiamo tutti…” conclude prima di andarsene…
Sto per entrare in acqua quando dalla vegetazione risuona uno sparo…chiaro e cristallino, mi vlto di scatto ed inizio a correre verso la foresta.
 
“Mi dispiace Signor Ford non c’è stato niente da fare…il primo proiettile ha reciso l’aorta, il secondo colpito gravemente un polmone abbaimo fatto il possibile ma…” il dottore mi parla guardandomi con occhi addolorati.
Fanculo come se gliene fregasse qualcosa…
Mi volto senza dire niente ed esco dall’ospedale…mi fermo nel parcheggio e mi accendo una sigaretta fissando il cielo scuro sopra di me.
Quattro mesi…eravamo stati insieme quattro mesi e ancora non avevo cercato di fotterle i soldi…perché? Per cambiare o per cercare di dimostrare a qualcuno, forse a me stesso che posso ancora fare finta di essere un essere umano.
E un fottuto rapinatore le ha sparato…
Prendo il telefono e compongo un numero che conosco troppo bene “Clark?” chiedo non appena qualcuno mi risponde dall’altro capo… “Ho bisogno che tu mi aiuto a rintracciare delle persone…hanno rapinato un ristorante e Miami Beach oggi…” gli dico e poi passo a elencare qualche altro particolare…
Alla fine è l’unica cosa che so fare davvero bene…vendicarmi…
 
Tutti corriamo verso il luogo da cui proviene lo sparo…arriviamo in una radura…Locke è in piedi con in mano una pistola…a terra due corpi riversi nel fango…

Sawyer


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martedì, 20 giugno 2006

“Ma cosa diavolo…” esclama Kate guardando oltre il gruppetto di persone che sta accorrendo in direzione del nostro svenuto Mastro Lindo “Shannon…ha un coltello in mano!” continua iniziando a correre verso di lei.
“Cosa sta succedendo?” mi chiede Charlie avvicinandosi
“Barbie Raperonzolo ha deciso di trasformarsi in Barbie Super Killer a quanto pare…” rispondo e lui mi guarda confuso, molto confuso…rockettare fallito “La bionda, Shannon, stava per tagliare la gola all’amico pelato…” aggiungo come spiegazione.
“A Locke?” esclama lui esterreffatto, dopo aver finalmente realizzato la situazione e muove alcuni passi veloci verso il gruppo di persone.
Il piccolo soldatino di piombo Sayid sta parlando con la sua bella che piange a dirotto: Locke le ha praticamente ammazzato il fratello io non la biasimo per aver tentato di farlo fuori, avrei fatto lo stesso, anzi l’avrei fatto in maniera meno plateale in modo da portare a termine il tutto.
Locke intanto sembra essersi ripreso…apre gli occhi e si guarda in giro confuso, molto confuso…
 
Le luci degli ospedali sono fastidiose e schifosamente bianche. Apro gli occhi a fatica e mi ricordo piano piano perché mi trovo in quel cazzo di letto: la donna che mi ha trovato dopo che Higgins mi ha scaricato a bordo strada aveva detto qualcosa sul chiamare una ambulanza…o qualcosa di simile…
Nella mia stessa stanza c’è un altro letto con un uomo in dormiveglia, richiudo gli occhi per un attimo poi sento dei passi, li riapro e vedo una ragazza dai capelli castani seduta accanto al mio compagno di camera.
“Hey come va?” chiede all’uomo e poi iniziano a parlare di qualcosa che non ho voglia di stare ad ascoltare.
Poco più di una decina di minuti dopo entra anche il medico, un uomo sulla cinquantina, forse un po’ di più…
“Signorina Ryan? Maggie Ryan?” chiede alla ragazza e lei annuisce “La vogliono in accettazione per firmare la dimissione di suo marito…” lei si alza ed esce dalla camera dopo aver salutato quello che mi pare aver capito sia il suo adorato maritino.
“Oh si è svegliato!” esclama poi il dottore spostando lo sguardo su di me “Come si sente?”
“Come se mi fossero passati sopra con uno schicciasassi grazie…” rispono mettendomi a sedere.
“Vado a chiamare la signorina Johnson…la persona che l’ha portata qui, è rimasta ad aspettarla…è stato molto fortunato…” continua.
“Già una vera botta di culo…” commento a bassa voce mentre l’uomo esce dalla stanza.
 
“Hey Lentiggini…non sei per niente male nel ruolo dell’infermierina sai?” le dico.
Siamo in spiaggia, fuori dalla mia tenda, si è offerta di cambiarmi le bende della ferita, dopo aver sentito le mie parole ecco che stringe un po’ di più il nodo “Hey vacci piano bellezza ci tengo alla mia spalla…” esclamo e lei si mette a ridere.
Sentiamo delle voci e poco più in là vediamo Charlie e Claire che parlano di qualcosa e Testa di Rapa che piange come al solito, iniziano a venire nella nostra direzione: è escluso assolutamente escluso che io inizia a leggere qualcosa per quell’ammasso urlante di ciccia…
 
10 minuti dopo
 
“Il vampiro si fermò.
Qualche momento prima il ragazzo aveva fatto per accendersi una sigaretta…”
“Ok…si è addormentato…” bisbiglia Charlie guardando Testa di Rapa mentre richiudo la copia di Intervista con il Vampiro che mi avevano costretto ad iniziare a leggere.
Che diavolo c’entro io se quel mostriciattolo urlante si addormenta solo con la mia voce?
Claire si alza per andare a mettere a letto il bambino e Charlie, come sempre, da bravo segugio, la segue senza esitazione.
“Sei una brava baby-sitter lo sai?” ride Kate mentre in tutta risposta tiro il libro dentro la mia tenda.
“Piantala Lentiggini…non hai niente da fare? Andare ad accertarti che Malibù Stacy non stia cercando di assassinare di nuovo Mastro Lindo o cose simili? O magari assicurarti che il Dr.Superman non abbia bisogno di niente…” le dico in tono leggermente irritato.
“No non ho niente da fare se non stare qui ad infastidirti…” dice lei alzandosi e togliendosi la sabbia dai pantaloni.
“Un’idea su come impiegare il tempo allora io ce l’avrei sai Jane?” commento io e lei mi fissa.
“Jane?”
“Jane…di Tarzan e Jane…la selvaggia donna della giungla…posso essere il tuo Tarzan tesoro se non ha proprio niente da fare…” continuo alzandomi a mia volta in piedi.
Lei sorride “Sai cosa penso? Che faresti meglio ad andare a cercarti una Cita caro Tarzan…perché al momento questa Jane sta per andarsene per gli affari suoi…” commenta iniziando a camminare verso la foresta, probabilmente per tornare alle grotte.
“Quando vuoi sono qui tesoro e non dimenticarti le liane, potrebbe essere divertente…” le urlo dietro e la vedo alzare semplicemente un braccio nella mia direzione mentre ride prima di scomparire tra gli alberi.
 
“E così non mi dirai perché eri riverso nel fango a bordo strada?” mi chiede Diana.
“No…prefertisco rimanere un uomo misterioso…” rido bevendo un sorso di vino.
“O di misteri ne hai parecchi…a cominciare dal tuo nome…non hai nemmeno detto il tuo nome al medico…” ride.
“Sawyer…il mio nome è Sawyer tesoro…” le rispondo.
“Certo…ed esci dritto da un libro di Mark Twain?” ride scuotendo la testa.
Siamo in un ristorante di una piccola città, dopo essere uscito dall’ospedale sono andato alla stazione di polizia per far denuncia per lo smarrimento dei miei documenti…che erano stati magicamente recapitati allo sceriffo locale…
Quell’Higgins ci tiene a farmi volare molto presto il più lontano possibile da lui: mi domando perché non mi abbia fatto fuori…
 
“Vuoi entrare?” mi chiede Diana mentre siamo sulla soglia di casa sua…
“Non so non vorrei approfittare dell’ospitalità…” rispondo.
“Dell’ospitalità…o dell’ospite?” mi dice lei inarcando un sopracciglio.
Le donne ci cascano sempre, fai il carino e gentile per una serata e sta certo che ti apriranno il loro letto in meno di un secondo…
Entriamo in casa mantenendo a stento l’equilibrio, le sue gambe avvinghiate contro la mia vita mentre cerco di raggiungere almeno il divano visto che non ho idea di dove cazzo sia la sua camera da letto…
 
“Allora Doc come sta il nostro malato?” esclamo entrando nella caverna in cui c’è Jack che mi guarda stupito “Non ti preoccupare non sono qui per fare conversazione è solo l’ora del mio antibiotico quindi se non ti dispiace allungami la mia pastiglia e me ne vado…” spiego mentre lui mi tira il solito flacone arancione.
“Locke non ricorda niente, non ricorda come è finito lì dentro, né come ha perso i sensi, niente di niente…” mi dice lui.
Io gli ritiro il flacone dopo aver preso la mia pillola “Gli alieni gli avranno fatto il lavaggio del cervello…” commento e lui mi rivolge uno sguardo interrogativo “C’è qualcosa lì sotto Doc…qualcosa che si muove e fa rumore e non so che cazzo sia ma c’è qualcosa…” aggiungo.
“Alieni?” ride lui.
“Dalla faccia che aveva Locke stamattina potrebbe anche essere…chissà che cazzo ha visto o fatto lì sotto…” dico prima di voltarmi ed uscire dalla caverna.
Proprio in quel momento Sayid viene nella nostra direzione.
“Ne abbiamo trovato uno!” esclama rivolto a Jack più che a me.
“Uno?” chiedo io.
“Uno degli altri…” risponde lui fissandoci senza aggiungere altro…

Sawyer


08:54 | commenti |

mercoledì, 07 giugno 2006

Ho perso il conto delle ore, non so da quanto camminiamo in questi cunicoli metallici senza arrivare mai a uno svincolo, sembra tutto terribilmente dritto, se questi corridoi curvano lo fanno in maniera talmente impercettibile che non riesco ad accorgermene.
Il rumore di passi alle nostre spalle è svanito, forse i nostri inseguitori si sono dati per vinti, convinti che tanto io e mangia riso saremmo morti qui dentro, incapaci di uscirne.
All’improvviso un tonfo, un rumore, come qualcosa che cade contro una parete metallica, ci blocchiamo guardando dietro di noi, poi avanti: nulla.
Il rumore si ripete una, due tre volte, poi un fischio, un fischio assordante e insopportabile che rimbomba tra i cunicoli seguito dal suono di ingranaggi in movimento.
“Di qua!” urlo iniziando a correre.
Cazzo! Ma in questa dannata isola c’è sempre qualcosa pronto a farti fuori? Uomini, macchine, e poi cosa, mostri mangia uomini modello Nessie che inizieranno a sbucare da ogni dove cibandosi dei miei simpatici compagni sopravvissuti? Che se li mangino pure.
Corriamo, corriamo ma il rumore non si affievolisce e ad un certo punto le pareti iniziano a tremare; accelero e pochi minuti dopo il cunicolo finisce e mi ritrovo in una stanza circolare, con altri sei cunicoli che si dipartono da ogni lato.
Sopra ognuna delle entrare dei cunicoli una luce, sul soffitto una lampada al neon che ha visto tempo migliori, spenta, Jin le dà un colpo e la lampada si accende illuminando il pavimento su cui giace disteso: Locke.
 
La testa mi fa un male cane all’altezza della nuca. Provo ad aprire gli occhi ma non succede nulla, rimane tutto buio, e ci vogliono una manciata di secondi perché io realizzi che qualcuno mi ha bendato. Le mie mani sono legate dietro la schiena, e da quel poco che riesco a capire sono seduto, con le mie gambe ammanettate a quelle della sedia.
“Qualcuno si è svegliato…” risuona una voce rimbombando nella stanza in cui mi trovo “Signor Ford, bentornato nel mondo dei vivi…”
“Chi cazzo siete?” tuono e in risposta ricevo un vigoroso ceffone in faccia, pochi istanti dopo qualcuno mi toglie la benda.
Apro gli occhi ma luce è troppo forte e li richiudo all’istante, poi inizio ad abituarmi e mi guardo intorno: un tugurio.
Una vecchia stanza malandata e maleodorante, illuminata da lampade al neon che funzionano male, io sono al centro incatenato alla sedia, davanti a me quattro uomini, uno dei quali è vestito in completo scuro e cravatta.
“Non mi riconosce? Forse non ci siamo mai presentati…Cassidy Higgins…!” dice l’uomo vestito elegantemente, “Ma forse il mio nome non le dice nulla…forse ricorda meglio quello di mia moglie…Melissa Fishcars?” conclude con tono minaccioso.
 
“Questo idiota non si sveglia…!” sbotto prendendo Locke a sberle per cercare di fargli riprendere conoscenza. I rumori nei cunicoli non si sentono più ma non è che l’idea di starmene qua sotto ancora molto a lungo mi elettrizzi…ma Mastro Lindo qui non sembra avere intenzione di aprire gli occhi…
Fanculo, lo dobbiamo trascinare in qualche modo.
“Hey muso giallo prendigli i piedi!” sbotto rivolto al mio compagno di fuga.
Lui mi fissa stralunato.
“I piedi! Quelle cose che usi per camminare hai presente?” continuo indicando i piedi di Locke.
Lui sorride e inizia a dire qualcosa in giapponese, cinese, coreano, che cazzo di lingua è la sua…
Gli prende finalmente i piedi mentre io sollevo il nostro vecchio caro amico palla da bowling per le braccia.
Ma cosa mi è saltato in mente, potevo mica decidere di lasciarlo lì…
Arranchiamo, arranchiamo per un’eternità lungo i cunicoli, già era difficile prima con la spalla che fa un male cane per il proiettile, ora è ancora peggio.
All’improvviso sento un soffio di vento…mi giro lasciando cadere Locke a terra e corro fino ad arrivare ad una porta, la spalanco a fatica mentre Jin urla qualcosa. Alla fine cede e si apre rumorosamente, davanti a noi una visione: la giungla che odio così tanto.
 
Mi sveglio tossendo, ad ogni colpo di tosse fa male, male ovunque, sta piovedo, sono bagnato fradicio e sento le gocce di pioggia battere con forza su ogni centimetro del mio corpo.
Sono disteso a terra in mezzo al fango e non ricordo perché…Cassidy…cassidy Fishacars…adesso ricordo…mi sono scopato sua moglie e non l’ha presa troppo bene.
Lui e le sue Iene mi hanno riempito di pugni, facile prendersela con qualcuno che è legato a una sedia.
Non mi hanno fatto fuori però…per qualche strana ragione quando ho perso i sensi devono avermi caricato da qualche parte e abbandonato chissà dove.
Respiro. Cazzo fa male.
All’improvviso sento dei passi e una voce.
“O mio Dio sta bene?” è una donna che si accuccia al mio fianco.
“Non si muova è ferito, chiamo un’ambulanza…” dice tirando fuori il cellulare.
Sono un diavolo bastardo, ma qualche angelo che mi salva il culo lo trovo sempre a quanto pare…
 
Abbiamo camminato nella giungla per altre due ore…due ore prima di sentire delle voci, ancora, ancora delle voci.
Ma questa volta non sono sussurri, non sono gli altri, qualcuno sta parlando, sta urlando, una donna e poi un uomo…
“Jaaaaaaaaaaack!” risuona la voce.
Le foglie si muovono all’improvviso eccolo, il nostro eroe senza macchia e senza paura: Jack.
Si volta e rimane sbigottito nel vedermi.
“Sawyer?” esclama
“Hey Superman dove te ne vai a zonzo per la giungla? Felice di rivedermi?” gli dico abbandonando ancora una volta Locke per terra. Mastro Lindo non ha intenzione di svegliarsi…
“Cosa gli è successo? Dove diavolo l’avete trovato?” esclama il dottore correndo per accucciarsi accanto a Locke.
“Una domanda alla volta…” dico mentre le foglie davanti a noi si muovono ancora “Jack aspett…” dalla vegetazione esce Kate, con il fiatone, accaldata probabilmente per una corsa.
“Sawyer…” esclama vedendomi con un’espressione sconvolta in viso.
“Dobbiamo portarlo alle grotte, e voi due dovete spiegarci un po’ di cose!” tuona il dottore alzandosi in piedi.
“Agli ordini Doc…come sempre no?” rispondo io.
Jin e Jack si caricano Locke ed iniziano a camminare nella giungla.
“Cosa è successo?” mi chiede Kate avvicinandosi.
“Sai Lentiggini preferirei dirtelo in un altro momento senza offesa ma ho una cazzo di ferita alla spalla che mi sta ammazzando da non so quanti giorni e sono appena uscito dal simpatico labirinto di Alice nel paese delle Meraviglie…è un problema per te?” le rispondo iniziando a camminare.
“Labirinto?” ripete lei correndo per raggiungermi.
“Un fottuto intrico di cunicoli bellezza, pieno di rumori e di chissà cos’altro, tu e il Dottor Superman magari prima o poi potreste andare a farci un giro…è divertente se non ti ci perdi dentro rischiando magari di rimanerci…” continuo.
“E’ lì che avete trovate Locke?” aggiunge.
“Esatto…disteso e pacifico si riposava sul pavimento…” continuo.
“Jack vorrà delle spiegazioni Sawyer…” commenta lei, mentre mi fermo di scatto e mi giro per guardarla.

“Ho un’idea abbastanza precisa su dove se le può mettere le sue spiegazioni Lentiggini…” esclamo prima di rimettermi a camminare.

Sawyer


15:16 | commenti (1) |

mercoledì, 31 maggio 2006

“Ed è stato solo questo per te?” urla Melissa scagliando un vaso di vetro contro la parete mentre le lacrime le rigano il volto, mi abbasso per evitarlo e porto le mani in avanti cercando di dire qualcosa… “Sei un inutile figlio di puttana!” urla con il viso rosso e gli occhi cupi verso di me.
“Cosa ti aspettavi Cenerentola, il principe azzurro? Ti aspettavi che uno che viene a letto con te la sera stessa in cui ha conosciuto il tuo cognome lo facesse per amore e non per i soldi di papino? Hai trovato l’idiota sbagliato bellezza…” le dico con voce roca e lo sguardo assente posato su di lei.
Di nuovo qualcosa viene scagliato contro la parete dietro di me e ancora una volta mi sposto per evitarlo.
“Esci di qui!!!!!!! Esci immediatamente di qui!” urla senza più alcun ritegno mentre prendo la mia borsa dalla sedia e senza aggiungere nulla esco richiudendo pesantemente la porta alle mie spalle.
Sto scendendo le scale quando la sento urlare “Non finisce così Sawyer…ti troverò…non finisce così…”
La ignoro salendo in macchina e alzando il volume dello stereo al massimo.
 
“Hey mangia riso dove cazzo stiamo andando?” chiedo rivolto a Jin che avanza fin troppo sicuro nella giungla, lui si gira e mi guarda perplesso “Già certo…sfortunatamente siamo a corto di traduttori universali su questa fottuta isola…” commento e gli faccio cenno di proseguire.
Continuiamo ad arrancare nella sterpaglia, tra le foglie verdi e bagnate. Non so da quanto stiamo camminando, ore, e ore ma ormai vedo il cielo che si schiarisce al di là delle fronde degli alberi.
Siamo in una radura quando qualcosa alle nostre spalle, all’inizio sembra solo il sibilo del vento, poi qualcosa di più, qualcosa che riesco a riconoscere come dei sussurri.
Jin si ferma all’improvviso e si guarda intorno spaesato e terrorizzato; inizia ad urlare qualcosa nella sua dannata lingua ed in pochi secondi gli sono addosso con una mano gli tappo la bocca, con l’altra gli faccio cenno di tacere.
Cala il silenzio e poi di nuovo, questa volta più forti, sussurri e sibili, echi simili a voci si espandono alle nostre spalle.
“Scappa!” urlo iniziando a correre e vedo Jin lanciarsi velocemente dietro di me, raggiungiamo i limiti della radura e poi ci inoltriamo nella giungla.
I rami duri e appuntiti mi sferzano addosso ma non mi fermo e sento la corsa veloce di Jin alle mie spalle mentre grida qualcosa che non riesco a comprendere…
 
Sto guidando lungo una statale del Messico, subito dopo il confine, quando mi accorgo che quella macchina, quella Cadillac verde è ancora dietro di me, mi segue da quando ho lasciato l’albergo ed ha fatto sosta in ogni luogo dove mi sono fermata seguendo ogni mio movimento.
Ci lasciamo alle spalle l’ultimo motel, un’altra ora di viaggio prosegue con il nulla a destra e a sinistra della mia macchina, poi ad un certo punto un furgone rosso appare all’orizzonte, non tocco i pedali mantenendo la mia andatura, nel momento in cui incrociamo vedo qualcosa al finestrino, qualcosa che conosco fin troppo bene, la canna di una pistola.
Spara un colpo ma riesco ad abbassarmi sbandando soltanto di qualche metro, poi il silenzio per pochi istanti poi ricomincia una scarica di proiettili questa volta da dietro.
Guardo lo specchietto cercando però di rimanere basso per non farmi colpire, il furgone mi segue ed anche la Caddilac, da entrambe le vetture piovono proiettili contro la mia macchina.
Accelero cercando di tenermi in carreggiata ma è difficile.
All’improvviso la macchina sbanda sulla destra, la gomma è stata bucata, sbando andando fuori strada e finendo la mia corda contro un masso poco distante.
 
Continuo a correre senza fermarmi, solo alberi e vegetazione davanti a noi, mi guardo intorno e ad un certo punto lo vedo, qualcosa di strano, troppo strano per essere naturale; mi fermo per una frazione di secondo, giusto il tempo di prendere il braccio di Jin e trascinarlo in quella direzione.
Inizio a strappare furiosamente i rovi che mi stanno davanti, i rovi che ricoprono una botola arrugginita. Jin sbraita dice qualcosa.
“Aiutami idiota di un muso giallo!” dico io ed insieme a me inizia a tirare la pesante maniglia.
Una volta, ma non cede, due volte, ed ancora solo scricchiola, tre volte…con un sordo rumore metallico la botola si apre e senza pensarci due volte ci salto dentro, allarmati di nuovo da quei sussurri da quei fruscii che non ci abbandonano.
Jin si cala dopo di me richiudendo sopra la sua testa la botola che con un tonfo sordo e inquietante si incastra nella serratura.
Intorno il buio nient’altro se non il buio e un ritmico ticchettio di gocce d’acqua.
Sopra di noi risuonano alcuni passi, poi qualcuno che cerca di aprire la botola che però sembra essersi incastrata; nel buio senti Jin dire qualcosa, mi tira con violenza facendomi sbattere contro una delle pareti metalliche mentre inizia a correre trascinandomi con sé.
Dopo poco mi fermo ansimante tenendomi la spalla e mi appoggio a un muro, sento un clic improvviso ed intorno a noi la luce; mi scosto allarmato e vedo un interruttore sotto la mia mano.
Le luci si sono accese davanti a noi sei porte che conducono ad altrettanti cunicoli appena illuminati.
I passi rimbombano ancora una volta dietro di noi, guardo il simpatico muso giallo che si guarda alle spalle terrorizzato, è mia la scelta questa volta, con fare deciso imbocco il terzo cunicolo, spinto dai suoni che sui fanno sempre più vicini, inizio a correre e sento dietro di me i passi veloci di Jin.

Sawyer


20:00 | commenti (1) |

sabato, 27 maggio 2006

“La vedi quella? È un pesce grosso, la figlia di Laurence Fishcars…” mi dice Craig sistemandosi gli occhiali da sole e bevendo un sorso di Martini.
“L’ho incrociata ieri sera al ristorante…” rispondo senza staccare il mio sguardo dalla spiaggia dove quella donna dai capelli corvini parla con il cameriere che regge in mano un vassoio pieno di bicchieri sporchi.
“Quella è una sfida Sawyer…sei sicuro di farcela?” ride il mio interlocutore mentre con calma mi levo gli occhiali e li appoggio sul tavolo.
“Potrei incastrare anche tua figlia se lo volessi Craig…ho forse l’ho già fatto…” rispondo alzandomi dalla sedia e iniziando a camminare verso la spiaggia.
La donna si è alzata ed è ora in riva al mare, con i piedi nell’acqua e le braccia incrociate al petto, fissa l’orizzonte una barca a vela che naviga verso il largo.
Mi avvicino e sento l’acqua inizialmente gelida sui piedi, metto le mani in tasca prima di iniziare a parlare…
 
Brucia.
La gola, secca, sento il viso bruciare in ogni parte, la spalla viene trafitta da un dolore lancinante non appena provo a muovervi. Tossisco e sento il sapore del sale dell’acqua sgorgarmi dalla bocca; apro gli occhi ma li richiudo immediatamente venendo accecato dalla luce.
Tossisco di nuovo imprecando contro quella schifosissima acqua salata.
Dopo aver tratto un profondo respiro riapro gli occhi facendomi schermo con la mano sinistra, davanti a me soltanto il mare; giro la testa e alle mie spalle vedo l’isola, sabbia, la vegetazione.
Tossisco di nuovo mettendomi a sedere ma la spalla mi fa così male da rendere difficile il reprime un urlo, la guardo e vedo la camicia bagnata e imbrattata di sangue, sposto il tessuto nero e vedo il foro di entrata di un proiettile, non c’è nessun foro d’uscita dalla parte opposta, quello schifoso bozzolo di metallo è ancora dentro e fa un male cane.
Tossisco e sento ancora il nauseante sapore dell’acqua di mare in bocca, provo ad alzarmi e per qualche istante riesco a mantenere l’equilibrio prima di ripiombare a terra sbattendo violentemente la testa sulla sabbia.
“Cazzo!” impreco rivolto al cielo; mi guardo la gamba destra e vedo un taglio non troppo profondo.
Mi rimetto a sedere e la spalla brucia ancora di più, devo togliere il proiettile in qualche modo.
Mi guardo attorno ma a parte alghe e conchiglie non c’è nient’altro, poco distante da me un rottame della zattera, mi trascino fino là e stacco un pezzo di metallo abbastanza acuminato da permettermi di entrare nella ferita.
Strappo un pezzo della camicia e lo metto in bocca prima di infilare le dita nella ferita per sentire dove è il proiettile.
Fottuti pescatori con le loro fottute pistole…
Lo sento, sento il metallo freddo contro le mie dita mentre per impedirmi di urlare stringo i denti tanto forte da aver paura di romperli; vedo il sangue scendere a fiotti dalla ferita.
Dopo qualche istante prendo il rottame acuminato e inizio a cercare di levare quel cazzo di proiettile, l’ultima cosa che vedo prima di perdere i sensi per il dolore è il rosso del mio sangue sulla sabbia alla mia destra.
 
Quando riapro gli occhi la luce è aranciata, dietro di me il cielo inizia a diventare scuro, sento un’altra fitta lancinante alla spalla ma voltandomi vedo che prima di svenire sono riuscito a togliere il proiettile; prendo un pezzo della camicia e lo premo legandolo contro il foro d’entrata prima di rimettermi in piedi.
La spiaggia attorno a me è vuota, nessun segno di Micheal, di Jin o del bambino….
Walt…hanno preso Walt, Capitan Findus e la sua schiera di fottuti marinai hanno preso Walt…
“MICHEAL!” urlo rivolto prima verso il mare poi verso la vegetazione.
Nessuna risposta, urlo, urlo di nuovo il suo nome e quello di Jin prima di iniziare a camminare nella foresta. Arranco tenendo una mano premuta contro la spalla, imprecando ad ogni passo che faccio per le fitte che mi attraversano il corpo.
Ho smesso di urlare, non ho ancora capito se in questa foresta è meglio essere sentiti oppure passare del tutto inosservati.
In un attimo si apre davanti a me una radura, due alberi grossi e altissimi troneggiano al centro, legato a quello di destra, bendato e presumibilmente incosciente Jin.
“JIN!” urlo muovendo qualche passo più veloce prima di lasciarmi cadere in ginocchio davanti a lui; gli levo di scatto il cappuccio che ha sulla testa che giace inclinata verso destra con un rivolo di sangue che gli scorre dalla tempia.
“JIN!” ripeto senza ottenere risposta. Lo scuoto per le spalle finchè all’improvviso apre gli occhi lasciandosi scappare un urlo che rimbomba tra gli alberi.
Si guarda intorno come impazzito parlando in quella sua cazzo di lingua di cui non capisco niente.
“Ok…ok…senti muso giallo adesso smettila!” gli dico cercando di calmarlo e lui si zittisce fissandomi
“Micheal?” chiede poi e io scuoto la testa.
“Non ho idea di dove sia…” dico prima di slegargli le braccia.
Si massaggia i polsi vigorosamente iniziando di nuovo a parlare in coreano.
“Amico…senti piantala non capisco un accidente di quello che dici…” sbotto alzandomi in piedi.
“Campo…” dice lui allora una direzione.
“Figurati se questo muso giallo ha idea di dove cazzo dobbiamo andare…” borbotto appoggiandomi all’indietro contro il tronco dell’albero; ormai è buio e muoversi in questa foresta senza luce equivarrebbe a volersi suicidare, ma Jin mi prende per un braccio iniziando a camminare.
 
Sono seduto su una sedia di vimini i piedi appoggiati sul balcone davanti a me, il fumo della sigaretta che ho appoggiato al posacenere mi passa vorticoso davanti agli occhi mentre porto alle labbra un bicchiere di rhum.
Davanti il mare e la pineta dell’albergo che da questa altezza sembra un sorta di giungla, alle mie spalle da dentro la camera sento solo il rumore della doccia che si spegne e pochi minuti dopo Melissa Fishcars che esce in terrazza preceduta dal profumo del bagnoschiuma al cocco.
“Allora straniero cosa trovi di tanto interessante nel fissare il buio?” mi chiede sedendosi nella sedia accanto alla mia accavallando le gambe di modo che i lembi dell’accappatoio scivolino lentamente ai lati lasciando scoperta la pelle abbronzata.
“Niente…non sono un amante del buio…” rispondo “Preferisco guardarlo che trovarmici dentro…” continuo e sento una risata bassa provenire da lei mentre si alza nuovamente dalla sedia fermandosi accanto a me e mettendomi una mano sulla spalla.
“Vado a dormire…” dice abbassandosi per appoggiare le labbra sulle mie lasciando intravedere l’ampia scollatura dell’accappatoio.
“Ti aspetto a letto…vedi di non perderti nel buio…” conclude rientrando nella stanza.

Sawyer


14:48 | commenti |

:: PER INIZIARE ::

Questo diario fa parte del gioco di ruolo Lost Survivors, dedicato al telefilm LOST. I fatti narrati qui sono frutto di immaginazione e i riferimenti a persone e cose realmente esistenti è casuale. I personaggi e il telefilm appartengono alla ABC!

:: SAWYER ::

:: Carta di identità
:: Nome
: James
:: Cognome: Ford
:: Soprannome: Sawyer
:: Età: ??
:: Motivo del viaggio: Esiliato per rissa con Ministro Australiano
:: Significato del nome: da Tom Sawyer, personaggio dei libri di Mark Twain (Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn). Sia Tom Sawyer che James Sawyer sono truffatori.Il suo vero nome è “James Ford”, un leader pirata dell’Illinois di inizio ‘800.
:: Professione: Truffatore.

:: La sua storia - da Lost-Italia

Nato nel Tennessee, Sawyer è un truffatore sotto il falso nome di Frank Sawyer, un altro imbroglione nonché responsabile della distruzione della sua famiglia. Sawyer, il cui vero nome è James Ford, è conosciuto per la collezione di oggetti che si è accaparrato dall’incidente aereo, e per essere lo spiritoso ribelle dell’isola. Assieme a Shannon, è colui che inventa simpatici (ma a volte offensivi) soprannomi da affibbiare agli altri sopravvissuti, o a località dell’isola. Questo suo manierismo lo ha portato ben presto a farsi odiare e disprezzare dalla maggior parte della gente, nonostante traspare a volte una volontà di incitare di proposito all’ostilità contro di lui; Kate scopre qualcosa del suo tragico passato e lo obbliga ad ammettere il suo complesso d’inferiorità, mentre Michael, notando che Sawyer esisto-solo-io sembra molto disposto a offrirsi volontario per missioni pericolose, pensa sia un suicida.

Inizialmente Sawyer è il più aggressivo spasimante di Kate, colui che fa le più crude avance, ma col passar del tempo fra i due si sviluppa una genuina amicizia, ed entrambi condividono un passato da criminali in fuga tormentati dalla colpa. Sawyer “ammazza il tempo” sull’isola leggendo libri prelevati dall’aereo, cosa che lo porterà alla presbiopia, e Sayiid sarà obbligato a fargli un paio d’occhiali. La sua voce sembra divertire e intrattenere il bambino di Claire.

Con il procedere della serie, apprendiamo che l’originale Sawyer ebbe una storia con la madre del giovane James Ford, con l’intento di derubare la famiglia dei risparmi di una vita, e spingendo così il padre ad uccidere la madre e poi suicidarsi afflitto dal dolore. Promettendo solennemente vendetta, Ford, per un’ironica svolta, si ritrova con problemi finanziari e viene così risucchiato dal mondo dell’imbroglio stesso, e per sopravvivere è costretto ad adottare la professione di Frank Sawyer e il suo stesso “modus operandi”, usando quindi il suo look per sedurre donne e dividere le rispettive famiglie. Assume così lo pseudonimo di Sawyer, simbolo dell’odio verso se stesso.

Prima dell’incidente, James viene informato che l’uomo che ha rovinato la sua infanzia, l’uomo di cui ha usato l’alias, Frank Sawyer, si trovava in Australia. James quindi si reca lì, determinato a ucciderlo, per poi scoprire di essere stato imbrogliato, perchè l’uomo che uccise non era Frank Sawyer. Prima di prendere la decisione definitiva, che lo porterà all’uccisione del falso Frank, incontra un uomo in un bar, e solo dopo l’incidente aereo realizzerà che era non altro che Christian Shephard, il padre di Jack. Sawyer però non lo rivela a nessuno, fino all’episodio Esodo parte I.

Nel flashback di Boone, in particolare nella scena del commissariato di polizia, vediamo Sawyer trascinato a forza da due poliziotti. Viene spiegato più tardi che fu portato lì in seguito a una rissa in un bar, e di conseguenza gli venne ordinato il ritorno negli Stati Uniti, cosa che lo portò su quel fatidico volo. Il poliziotto informa Sawyer che l’uomo della rissa nel bar era il Ministro Australiano dell’Agricoltura e della Pesca. Perciò viene espulso e bandito dall’Australia.
Le autorità australiane, conoscendo la vera identità di Sawyer, lo hanno presumibilmente deportato usando il suo vero nome. Se così fosse, non ci si spiega come Hurley, avendo la lista completa dei passeggeri, non si sia reso conto che Sawyer è un falso nome; possiamo però assumere che nella lista fosse segnato come James “Sawyer” Ford, e Hurley, usando lui stesso un soprannome, ha preferito tacere sul nome di Sawyer.

Quando Sawyer, Jin, Michael e Walt incontrano l’altra barca e i passeggeri chiedono di prendersi Walt, Sawyer estrae la pistola donatagli da Jack prima della partenza in zattera. Tuttavia viene colpito da un uomo dell’altra barca e cade in acqua. Jin si tuffa subito dopo di lui, ma si ignora che fine abbiano fatto entrambi.

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